PUCK
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Hai indovinato, sono proprio io. Sono un elfo, un folletto, uno spiritello...uno di quelli a cui piace giocare a nascondino col destino.Mi diverto a farmi rincorrere, a schivarlo, dribblarlo e, quando faccio tana, rido a crepapelle. Vederlo così faccia al muro, che spettacolo!
Si, si, dispettoso, malizioso e impertinente come l'omonimo più famoso, ma non sono quello là . No!! Ché quello fa così solo in una notte di mezza estate, per il resto gli piacciono le birre sulla pappagorgia e gli sgabelli a tre piedi... Io invece...
amo:
ridere, il mare in tempesta e cantare a squarciagola
odio:
tutti quelli che non sanno prendere decisioni
ascolto:
Fabrizio De Andrè Elliott Smith Divine Comedy The Smiths Pink Floyd Jeff Buckley John Lennon Nick Drake Nirvana Grandaddy Graham Coxon BlondeRedHead Calexico Miles Davis Charles Mingus... e ancora, tutta la buona musica
this week I listened:
film:
leggo:
Labyrinth (fantastico film di Jim Henson del 1986, ma io me ne sono innamorata prima per aver letto il libro); Uno, nessuno, centomila (L. Pirandello); American Psyco (B.E. Ellis); Perle ai Porci - Dio la benedica Mr Rosewater (K. Vonnegutt); Delitto e Castigo (F. Dostoevskij); Ubik (P.K. Dick); Una banda di idioti (J.K. Toole)e tantissimi altri... cosa c'è di meglio che leggere ascoltando la musica?
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Quando avevo 14 anni ero follemente innamorata di un ragazzo con il nome di una stella. Non se ne incontrano tanti con quel nome ed io ero innamorata come solo a quell'età si può esserlo. Ovviamente lui non mi cacava di striscio e il mio amore per lui si limitava ad appostamenti per osservarlo da lontano e a involontari urtamenti con il braccio quando avevo il coraggio di passargli vicino.
Ovviamente non gli ho mai rivolto la parola.
Poi sono andata via: Roma, concerti, circolo degli artisti, San Lorenzo e gli uomini sono diventati solo un piacevole diversivo, niente di appassionato o sconvolgente, fondamentalmente li ignoravo e me ne fottevo; ho preferito amicizia musica e cannabis.
Sta di fatto che a 18 anni, avevo appena finito con gli esami di maturità, decido di farmi un po' di mare in Sicilia e mi porto dietro Anna, una mia compagna di classe pazza quasi quanto me, e all'epoca io ero davvero una scattiata incontenibile e senza alcun tipo di freno... Appena approdate sull'isola, con in corpo l'euforia dettata dalla consapevolezza che avevamo finito di fare il botto con i 40 gradi romani e l'asfalto che si scioglie e noi in casa a mangiare kinder sui libri, andiamo subito a ballare, la sera stessa.
E chi ti gestisce 'sto locale sul mare?
Già, proprio lui: quello con il nome di una stella.
Lo vedo all'ingresso, mi giro verso Anna e, senza pensarci su oltre, le dico lo vedi quello lì che sembra un dio greco, ecco sarà mio!
Io c'ho la faccia come il culo, o meglio ai tempi l'avevo, e con una spregiudicatezza da manuale dopo mezz'ora che stavo dentro il locale già con lui parlavamo di tutto e di più. Il feeling è stato immediato, il mio sesto senso non mi tradì. Ero al settimo cielo, ma lui non lo ha mai saputo anche se, forse, lo sapeva benissimo. C'era un piccolo intoppo, però, alla realizzazione del mio sogno adolescenziale: lui era fidanzato.
Ho sempre ritenuto che fosse un problema suo e la nostra storia clandestina andò avanti per più di due mesi, tra biglietti infilati nelle tasche e pomiciate memorabili sulla spiaggia fino all'alba.
All'epoca, comunque, lui era uno stronzo e io una poco affidabile, perciò lui lasciò la sua ragazza perchè io l'ho fatto impazzire, ma non continuò a baciarmi se non saltuariamente... io tornai alla mia vita romana e tutto sembrò finire lì, anche se io non smettevo di pensarlo. Solo un paio di volte, quando mi trovavo sull'isola, lo andai a trovare sul posto di lavoro. Due deficienti, che credevano di essere fichi e si sono lasciati scappare, forse, la scopata più bella della loro vita e a trentanni lo sanno e se lo dicono.
Già.
Perchè io e il ragazzo con il nome di una stella non ci siamo rivisti per un lunghissimo periodo.
Solo una volta lo incontrai in pizzeria ed io avevo
Sono passati altri sette anni da quella sera in pizzeria, io ormai son tornata a vivere a Siracusa e il ragazzo con il nome di una stella lo incontro spesso, adesso. Peccato che noi due siamo dei disastri nel gestire i tempi... lui è di nuovo fidanzato e stavolta con una ragazza carina e simpatica che non farei soffrire mai, se non altro perchè a trent'anni evito di far bastardate e non mi accollo più sotterfugi e occhi bassi.
Però che bello incontrarlo al pub, che bello quando mi parla e la mia autostima schizza in cielo, che bello quando mi guarda e mi dice che sono incredibile e, si sente a pelle, che se ci baciassimo sarebbe meraviglioso.
Dovrei ringraziarlo ogni volta perchè mi fa sentire davvero la migliore, nonostante tutto. E io gli voglio un sacco di bene a quello lì con il nome di una stella e chissà se tra altri 10 anni non ci rincontriamo e magari riusciamo pure a fare l'amore, finalmente.
Io non sono più innamorata di lui, ma l'attrazione è la stessa di 10 anni fa.
Per lui idem, credo.
Alcuni le chiamano sliding doors... quella che univa i nostri destini si è chiusa troppi anni fa, ma in fin dei conti che importanza può mai avere? A noi restano gli sguardi e la consapevolezza che quando siamo vicini e ci parliamo, tutti e due, diventiamo più importanti e ci apprezziamo di più.



NON TUTTE LE SERE E' IL CASO DI ANDARE AL PUB
almeno non quando imita il Winchester

Nel pub dove sono solita passare le mie squallide serate riempendomi le vene di quella deliziosa bevanda al luppolo che è la birra, il giovedì accadono strani fatti. Non ci sono i tavolini fuori e ti mettono solo 1/4 di limone nel drink. Di contro una impossibile folla di ultracinquantenni, dentro l'angusto spazio dove la band suona, si dimena a suon di blues.

La solfa è sempre la stessa: stessa band, stesse cover, stessa scaletta... da anni.
Ma questo sarebbe il meno dico io. Perchè la parte terrificante la fa il pubblico. Sbugghione Americane (come chiama le zoccolone tardone quel gran genio del mio amico Wally) che agitano tette e culi su sessantenni poeti falliti ebrei (non sono razzista, tranquilli, quello a cui penso è ebreo davero! Gli altri aggettivi, invece, servono proprio ad offendere) e maniaci che vanno in giro con le tuniche bianche e il cappello e i calzini bianchi e un paio di ciabatte, e regalano a tutte le femmine la stessa poesia, ma il giovedì gli va bene perchè le sbugghione sono troppo impegnate a saltare per farsi uscire una tetta di fuori, così tutti le guardano e loro si sentono meno vecchie, pure se a guardarle è il poeta vecchio fallito e maniaco, per pensare a qualsiasi cosa di romantico.
Un altro gruppo di invasati affolla il corner destro della stanza suonando maracas artigianali ricavate dalle lattine di birra che hanno saggiamente bevuto prima, e donne isteriche con la pella sfloscia e dondolante si arrampicano sui tavolini e cominciano a fare le cubistedistocazzo strofinando i culi (ma solo perchè lo spazio è limitato, ti dicono se glielo chiedi) sui visi di quelli con le maracas.
Io e Wally in verità volevamo solo farci una birra, magari due.
Il problema però è logistico: come oltrepassare quell'informe massa gelatinosa che si ostina ad agitarsi?
Dai Wally, pensiamoci un attimo. Un modo ci sarà pure per raggiungere incolumi il bancone. Deve esserci.

Uhmmmm...
Allora abbiamo un lampo di genio, io e Wally. Lo commettiamo subito l'atto criminoso. Evitiamo così la parte più fastidiosa della sera, quella in cui ti ritrovi 0,40 cl di birra sulla maglietta.
Ok deciso,allora.
Wally sei pronto?
Sì.
E stacca i due rami più grossi dalla pianta di benjaminus posta all'ingresso del locale. Tieni, mi fa. Acchiappo il ramo e lo brandisco come un'esperta guerriera. Wally idem.
Forza andiamo. Uno... due... tre... viaaaaaaaaaaaa

Perchè si fermano? Miiiiiiiiii, io volevo bersagli in movimento...
Fregatene, anzi approfittane daiiii, e non ti distrarre il bancone è vicino ormai.

Ecco ci siamo, mi fa Wally. Ma cazzo ragazzi mi devo fermare un attimo e godermi la scena del mio amico sui feriti. Per forza.

E se non vi spostate ce n'è pure per voi mezzeseghe ballerine, dice con il piede sul podio.
Ci aprono un corridoio che manco quando passa la regina Elisabetta in Australia. Scopo raggiunto: gomiti sul bancone e, Christian falle due medie, và, grido mentre la musica riprende e fuori gli avvocati continuano a parlare di lavoro. O almeno penso che parlino di lavoro. Altrimenti che cazzo ci fanno fuori dal locale, perché la musica dentro è troppo forte, si scusano loro, in quel cortile che il giovedì è senza tavolini, tutti sti azzeccagarbugli e tutti sti malacarni (dove malacarni significa delinquenti pronti a uccidere)?
Bah, troppi fatti strani il giovedì.
Quando torno a casa sono convinta che l'unico brano che posso ascoltare è "Fear City" e lo faccio.